CRONACHE DI
OUTSIDER ART
1 CANDIDI COME COLOMBE. ASTUTI COME SERPENTI
2 DIALOGHI
3 PAOLO BAROGGI

CANDIDI COME COLOMBE. ASTUTI COME SERPENTI
Galleria Maroncelli 12, Milano
https://maroncelli12.it/
28 maggio – 25 settembre 2026
Maroncelli
12, diretta da Antonia Jacchia, è una delle prime gallerie italiane dove
esplorare il mondo comunemente chiamato dell’Art Brut, Outsider art, il mondo di
artisti autodidatti che si formano e lavorano indipendentemente dai canoni del
mondo dell’arte, il cui lavoro rimane autentico e visionario, con l’obiettivo
di far dialogare l’Outsider Art con le varie tendenze dell’arte contemporanea,
puntando sulla qualità.
La
mostra Candidi come colombe. Astuti come
serpenti è composta da una quarantina
di opere Naïves di piccolo formato, provenienti dalla collezione Dino Menozzi. In
mostra, tra gli altri, Enrico Benassi, Mario Bortolami, Giuseppe Gagliano,
Rodolfo Macca, Lina Muzzi, Stanislao Ponzi, Toni Roggeri, Serafino Valla,
Luciano Pecchini.
Il
titolo della mostra è stato suggerito dalle parole di Zavattini in un frammento
del documentario “Naïf del mondo: Italia”, 1975, di Gianpaolo Tescari.
Li
hanno definiti ingenui, sognatori, profeti del passato, primitivi. Eppure il
fenomeno dell’arte Naïve è tutt’altro che omogeneo. Arte spontanea, pura ma gli
autori non sono dilettanti che imitano gli artisti famosi. Sono autodidatti,
diversi nello stile ma estremamente originali.
La
mostra, oltre a esporre le opere di piccolo formato, tanto caro ai Naïfs (28
gli artisti presentati), offre la possibilità di consultare in galleria diversi
volumi e cataloghi dell’epoca. Tutto materiale raccolto e ordinato da Menozzi
in una collezione di libri sul tema, rilevata in precedenza dalla galleria. Un
particolare ringraziamento va quindi a Dino Menozzi che guidato dal suo fiuto e
soprattutto da una forte passione per l’arte, nelle sue incursioni nella Bassa
padana, ha fatto incetta di opere e di aneddoti. Un lavoro di ricerca minuzioso
che unito al desiderio e alla consapevolezza della necessità di farla
conoscere, lo ha portato alla fondazione, nel 1974, della rivista trimestrale
“L’arte naïve”, pubblicata fino al 2002.
Nel
corso della inaugurazione Bianca Tosatti ha raccontato le vicende dell’Art Brut
e dell’Outsider Art e di tutta la storia dell’arte del novecento.
 |
| [Dino Menozzi e Bianca Tosatti] |
DALOGHI
Palazzo Maurea, Chieuti
17 agosto 2026
Presentazione del libro di Antonio Dragone, ed. Sensibili
alle foglie, 2025
A cura di Bianca Tosatti
con Antonio Dragone (operatore
socio-educativo presso una cooperativa di Parma collabora con il PUP, Polo
Universitario Penitenziario di Parma, dove incontra e dialoga con studenti e insegnanti)
e Maria Inglese (medico
psichiatra, ha diretto l’UOS Salute Mentale e Tossicodipendenza negli istituti
penali di Parma, ora lavora presso il Serdp delle Valli Taro e Ceno).
“Questo testo è un viaggio
inaspettato dentro una reclusione che oltre ad essere esterna è, prima di
tutto, interiore. Una prigionia dalla quale evadere con la letteratura, la
filosofia, l’educazione, la pedagogia, anche la psicologia. I dialoghi sembrano
creare una mappa morale nella quale cercare -trovare forse non è sempre
possibile- ristoro, una tregua, riposo, libertà.
Il viaggio si intraprende equipaggiati se possibile, in
questo caso accompagnati”.
PAOLO BAROGGI
di MICHELE MUNNO
Sono stato molto amico di
Paolo Baroggi e ho saputo con dolore che è morto poche settimane fa. Per questo ho deciso di
dedicare qualche incontro a lui con le poche persone care e sensibili che
frequentiamo d’estate. Ho tirato fuori dai cassetti le tre opere che ho voluto
tenere per me e le ho appese qui, in questo atrio della grande casa di Chieuti.
Paolo era nato a Como nel
1967, era un uomo grande e grosso, molto forte ed esibiva una fisicità
incontrollabile che poteva diventare molto aggressiva. Si vestiva da nazi-skin,
con scarponi ferrati, giubbotti borchiati e svastiche, ed ossessionato dal
suono di alcune parole tedesche e di alcuni gesti come il saluto nazista.
Era un “picchiatore”:
atterrava medici e infermieri, un giorno scardinò dal marciapiede una cabina
telefonica per mettere le mani sulla ragazza che stava telefonando… Guidò un
drappello di suoi compagni fino alla fermata d’autobus in paese al grido:
“andiamo a Rimini a puttane!”
Ma venne curato con sapienza e
coraggio da tutti gli abitanti del paese che lo conoscevano, dal personale
medico e da noi amici che frequentavamo il Fatebene come un grande e
variegato Centro Culturale, ma soprattutto dal padre (adottivo!), l’ingegner
Baroggi, un signore prudente e generoso che ha sempre partecipato attivamente
ai nostri progetti.
Frequentò per alcuni anni
indimenticabili l’atelier che coordinavo a San Colombano al Lambro, presso
l’Ospedale Fatebenefratelli.
Prese la pittura di furia,
come faceva lui: gesto immediato, senza pentimento; colore gravido e
gocciolante sulle vecchie lenzuola d’ospedale o su grandi carte povere. A lui e
a me piaceva che non avesse mai paura del troppo pieno o del troppo vuoto. A
lui e a me piaceva la sicurezza connaturata alla sua personalità: gesto puro
che non copia niente, che esiste solo per energia, senza l’appoggio di un
significato.
Infine la scrittura: Paolo
ripete il suo nome più e più volte sulla tela, spesso lo scrive in corsivo
sottile e disordinato insieme con le parole simbolo della sua ossessione:
Germania, Deutschland, Porsche, Tank, Schwarzenegger, Oktoberfest…
I collezionisti più importanti
del momento si innamorarono del suo “dripping”, del gesto di una violenza che
il papa chiamerebbe disarmata, del suo colore anarchico e cruciale: oggi i suoi
lavori sono nelle più prestigiose collezioni del mondo, ma…
Lo chiamai, qualche anno fa, chiedendogli cosa faceva, se dipingeva ancora… troncò velocemente. Non mi interessa più, disse e
chiuse la telefonata.
https://maroncelli12.it/artisti/paolo-baroggi/
MTNZ # 18.7
Musée
International d’Art Naïf Anatole Jakovsky di Nizza