VIDEOZINE


MTNZ # 18.11 ATENE

Nuovo allestimento del Museo dell’Acropoli. (Vale sempre la pena di tornarci)

https://www.acropolis-tickets.com/acropolis-museum/collection/

       



https://www.emst.gr/en:  Anche il Museo Nazionale di Arte Contemporanea EMST di Aten
vale sempre una visita.

Varie le mostre:  

SOUTH BY SOUTHWEST

https://www.emst.gr/en/articles/south-by-southeast

                        Kounellis                                           Malvina Panagiotidi

                                Adrian Paci                                                        Mona Hatoum

JANI CHRISTOU: ENANTIODROMIA

https://www.emst.gr/en/exhibitions-en/jani-christou-enantiodromia



STATHIS LOGOTHETIS: TERRA A TERRA

https://www.emst.gr/en/download/stathis-logothetis-earth-to-earth


Altro luogo di grande bellezza è lo Stavros Niarchos Foundation Cultural Center SNFCC nell’edificio disegnato da Renzo Piano e dallo studio RPBW, che comprende le strutture della Biblioteca Nazionale di Grecia e dell'Opera Nazionale Greca, oltre al Parco Stavros Niarchos, il più grande giardino pubblico mediterraneo al mondo.

https://www.snfcc.org/en/


Negli spazi esterni la mostra-installazione di Barbara Kruger: Untitled (Pride and Contempt) https://www.snfcc.org/en/event/barbara-kruger-untitled-pride-and-contempt/



mentre nella Biblioteca la bella mostra di Jella Lepman Books as bridges  

(A Bridge of Children's Books)

 





E infine, si è inaugurato il nuovo spazio dedicato al design Object No.9 [44–46 Stadiou, Atene] diretto da Francesca Consolati e Stefano Ragaglia, già fondatori e gestori della galleria.spigolo di Koufonissi.














 



MTNZ # 18.10 ARLES

Les rencontres de la photografie d’Arles 

di Nicoletta Meroni

https://www.rencontres-arles.com/fr

[dal 4 luglio al 3 ottobre 2026]

Un vero peccato aver perso William Klein alla Chapelle di Museen Arlaten, This way to heaven. Pare sia stata chiusa anzitempo perché la decorazione della Chapelle era pericolante.

Il clima è estremamente piacevole, visitatori che si aggirano per la città alla ricerca delle locandine rosa che segnalano le varie sedi dell’evento, dalle stanze di un magazzino del supermarket Monoprix ai locali dismessi di un edificio in disuso, la Croisière, una chiesa sconsacrata, il magnifico chiostro di Saint Trophime, La mecanique generale del LUMA e l’abbazia di Fontvieille fuori città. Per dirne soltanto alcuni. 


Luma                La Croisière
Monoprix


E poi altre sedi nei dintorni più o meno lontane, la Grand Arles express: al Musée Granet di Aix en Provence, al Pavillon Populaire di Montpellier, al Carré d’Art di Nîmes.

Mentre mi trovo alla mostra R pour regarder - The children’s Photobook dagli anni Trenta a oggi vengo a sapere che è morta Rosellina Archinto che fondò la Emme edizioni nel 1966 rivoluzionando il mercato dei libri per bambini. Coincidenze. Questa mostra allegra all’Espace Van Gogh, ex ospedale giallo e blu con piacevole giardino, raccoglie non solo foto ma il lavoro frutto della collaborazione tra fotografi, grafici, illustratori, scrittori e artisti tra cui Sarah Moon, Cindy Sherman, Edward Steichen con la moglie Mary Steichen Martin. 

Giardino Espace Van Gogh

Al piano di sopra una grande mostra dedicata a Martine Barrat, L’anima della città, forte impatto sociale su New York dei quartieri emarginati alla fine degli anni Sessanta. Da ballerina, in seguito a un incidente diventa videomaker e poi fotografa. Documenta la vita di strada e i modi di vivere. Mai giudicante, il suo sguardo è parte integrante dell’ambiente che vuole riprendere. Harlem negli anni Settanta o La Goutte d’or a Parigi negli anni Ottanta. Anche quando sarà fotografa di moda i suoi soggetti sono bimbi di Harlem.



S’habilier chic pour Max Mara, New York.             Antoine Monory, Martine con gli abitanti della Goutte d’or 

Al LUMA ci si sta un giorno interno, si pisola sul prato, si mangia e si visitano numerose mostre una più bella dell’altra.

E a proposito del grande Steichen, per me bella scoperta, a Le Mécanique Générale, uno dei padiglioni del Luma, c’è una delle mostre più interessanti dei Rencontres. Pioniere del pittorialismo, ritraeva piante e fiori che coltivava lui stesso con una resa fantastica, una capacità di rendere sensibili fiori, alberi, i protagonisti della natura. Il suo enorme giardino (160 ettari) a Redding nel Connecticut era praticamente l’estensione del suo studio fotografico. Il lavoro Shadblow tree ricorda Mondrian: per dieci anni documenta fotograficamente le variazioni della luce e delle forme, di stagione in stagione. E ancora usa la natura come ambiente ideale per ritrarre i suoi amici e i suoi familiari. Viene in mente il magnifico film Silent friend della regista ungherese Ildikó Enyedi a proposito di relazione intensa tra esseri umani e natura. 

Delphiniums, 1940 e Bouquet of flowers, 1939

Si procede tra le numerose tappe del percorso. Sempre al LUMA una mostra bellissima sugli animali: Modèle animals. Una pluralità di tematiche che affrontano gli animali nel loro rapporto con gli esseri umani. Le foto storiche di Elliott Erwitt: la splendida ragazza con il suo cagnolino, le famose gambe e zampe.

Allevamenti intensivi, cattività, sguardi di denuncia, testimonianza, cura. Le immagini di internet e dei social, tenere, strane, violente, mostruose, a volte generate, ricombinate per essere viste e condivise. Animali-cibo, animali-amici, animali-schiavi, e via così. James Mollison, James & Other Apes, inizi 2000

                                                      James Mollison, James & Other Apes, inizi 2000

Un dittico con testa di uccello dalle piume bianche tassidermizzato visto da dietro e su fondo bianco. Bird è un’opera attraente dell’americana Roni Horn che fa parte di una serie realizzata tra il 1998 e il 2007. Il doppio, la morte, il volo come libertà ormai impossibile. 

Roni Horn, Bird


Il polpo in un vassoio da supermarket appoggiato su una tovaglia decorata con dei limoni di Victoria Binschtok si intitola Hug, l’abbraccio forzato tra  due opposti.  

                                                    Binschtok, Hug 

 A La tour le Overpainted Photograpghs di Gerhard Richter, serie iniziata alla fine degli anni Ottanta, sono un’altra tappa fondamentale a cui ho dedicato piacevole attenzione. Foto di piccolo formato alle quali applica interventi di pittura ad olio, vernice o smalto che stende, graffia, preme o fa sgocciolare sull’immagine. Le foto suddivise per temi documentano paesaggi urbani e naturali, persone, ritratti di famiglia, spazi espositivi, ma attraverso l’intervento pittorico sfuggono al registro del ricordo personale. Nella serie Museum visit del 2011 attraverso la pittura si incrementa il ricordo e la percezione dello spazio museale immortalato nella foto e se ne percepisce la sensazione soggettiva dell’artista durante la visita, come nella Turbine Hall della Tate Modern. 

                Turbine Hall, 2009                                     Sabine Moritz, 1998

Il finlandese Pentti Sammallahti a La Crosière incanta con le sue foto in bianco e nero di piccolo formato poetiche, colme di dolcezza e spesso di sottile ironia. Le foto non si scattano ma si ricevono, come dice l’autore, sono i frammenti dei suoi viaggi attraverso territori vasti e spesso remoti. La più bella: Przevorsk, Poland (Horse and Plough, Birds on Wire), 2005. Un pentagramma musicale composto da uccelli sui fili elettrici.

                                         .

 

 

MTNZ # 18.9 PLESSI

FABRIZIO PLESSI 

Se n’è andato anche Fabrizio Plessi (1940-2026), ricordato come uno dei pionieri della videoarte in Italia, ma anche come artista che ha messo l’acqua al centro della sua ricerca, avendo come base la sua città di adozione Venezia.

E non è un caso che il nostro ultimo fuggevole incontro nel 2025, della durata di una o due fermate, sia avvenuto proprio su di un vaporetto, diretti alla Biennale.


Conoscevo Plessi dalla fine degli anni settanta e l’amicizia è proseguita negli anni. Plessi, che allora insegnava a Milano al Liceo Artistico Serale, venne a sorpresa con tutta la sua classe all’inaugurazione della mia mostra all’Arengario del 1979.
Plessi aveva esposto allo Studio D’Ars una installazione dove l’acqua, elemento fondamentale della sua ricerca, serviva a favorire la crescita del muschio di una fontana-aiuola che sembrava proprio un pube femminile. E a lui a quell'opera dedicai un lavoro.


Abituata ad avere a che fare con artisti e opere di ogni genere, Grazia Chiesa ci scherzava, ma era davvero un po’ scandalizzata. Chissà cosa avrebbe detto di Vulva o carpaccio? che Mario Tedeschi avrebbe realizzato, molti anni dopo, per Museo Teo. 


L’ultimo vero incontro fu alla Biennale del 2020, al Padiglione Venezia. Per l’occasione avevo scritto un piccolo racconto, ancora inedito: NEGRONI

Vernissage esclusivo a Venezia. Per fortuna il sindaco se n’è andato, dopo aver ripiegato e messo in tasca la sciarpa tricolore insieme alla mascherina; purtroppo lo strafalcione che ero sicuro di ricordare l’ho dimenticato. Saluto Fabrizio Plessi e mentre parliamo, ricordando i bei tempi milanesi, una signora – per cui sono invisibile o forse ben visibile, ma… – si rivolge al Maestro, che ben presto si dimentica di me. Bene, posso mettermi in fila per lo Spritz. Mascherina fino all’ultimo, cerco di mantenere la distanza prescritta, che evidente a due altri simpatici ospiti sembra un buco da riempire subito. Vabbè… Non siamo in moltissimi, ma c’è sempre qualcuno che chiede all’amico in fila di ordinare anche per lui. La signora davanti a me chiede al figlio, alle mie spalle, se voglia qualcosa. Un Negroni dice lui. Lei si allontana dicendo al figlio di ritirare lui i due Negroni che ha ordinato. Ma è già il secondo, mamma… Non ti preoccupare, l’ho ordinato per tuo padre, lo vuole sicuramente…

Non se Fabrizio abbia preso un o Spritz o un Negroni…


Mi piace ricordare il commento su FaceBook di Giuseppe Bordonaro: "Dove sono gli anni 70 a Milano, le mostre, gli incontri con gli artisti, le inaugurazioni, i dibattiti di Milano 80 al Palazzo Reale. E le cene a casa di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch…"

A questo proposito ricordo la performance/installazione di Plessi e Kubisch allo Studio Marconi del 1976, cui dedicai una mia opera.


E infine il ritratto e il ricordo di Giovanna Dal Magro; "Fabrizio Plessi, il cui ritratto esposi nella mia mostra Milano anni '70 a IL MILIONE a cura di Alberto Maria Prina. Riposa in pace caro Fabrizio".

[copyright Giovanna Dal Magro]