VENEZIA 2026
[IN COSTRUZIONE]
MTNZ # 18.4.1 LA BIENNALE DI VENEZIA
MTNZ # 18. 4.2 LE ALTRE MOSTRE A VENEZIA
VENEZIA 2026
[IN COSTRUZIONE]
MTNZ # 18.4.1 LA BIENNALE DI VENEZIA
MTNZ # 18. 4.2 LE ALTRE MOSTRE A VENEZIA
MAURIZIO CATTELAN @ POMPIDOU - METZ
[TXT + FOTO NICOLETTA MERONI]
Dimanche sans fin Maurizio Cattelan et la Collection du
Centre Pompidou - Metz
Non c’è artista che si possa
interpretare liberamente come Maurizio Cattelan, anche a partire dalle critiche
feroci di superficialità che da molte parti gli sono arrivate. Sono sempre più
le mostre che affiancano opere contemporanee a capolavori del passato. Negli
ultimi tempi Fata Morgana della Fondazione Trussardi al Museo del Risorgimento,
Depero al Bagatti Valsecchi, le varie mostre della Fondazione Furla alla GAM di
Milano, Chiharu Shiota al MAO di Torino, eccetera. Difficile per un artista
competere o soltanto resistere al confronto, al dialogo, allo scambio con opere
siano esse di grandi artisti o solamente opere passate alla storia, opere
museali. Maurizio Cattelan sarà al Centre Pompidou di Metz fino al 2027 per
celebrare i quindici anni della grande sede espositiva decentrata e per
distribuire, un po’ qua un po’ là, la collezione del Pompidou di Parigi che
rimarrà chiusa f ino al 2030. Co-curatore con la direttrice del museo Chiara
Parisi presenta una mostra che espone quasi quattrocento opere del museo
parigino e trentasette dello stesso Cattelan. I temi: la domenica, giorno
dedicato allo svago, al riposo e l’alfabeto latino con le sue ventisette
lettere. La connessione tra i due temi è straordinaria. Apre a mondi
concettuali che si snodano in un percorso che occupa l’intero museo senza
seguire però l’ordine alfabetico. Rigore spezzato. Se la si visita di domenica
o comunque in vacanza, quando è sempre domenica, non si può non avere la
sensazione di vivere una Dimanche sans f in. Traduco a spanne la piccola guida
alla mostra: Inaugurata in occasione dei 15 anni del CPM Dimanche sans fin
Maurizio Cattelan e la Collection di Centre Pompidou esplora i paradossi sugli
interrogativi dell’esistenza. Rivela le contraddizioni che ognuno di noi
affronta nel definire se stesso. DSF evoca l’idea di un tempo dilatato, un
allungamento a volte gioioso come una passeggiata tranquilla, a volte un po’
cupo come un vagabondaggio senza meta. DSF parla anche di lavoro incessante, di
prigionia del pensiero o, al contrario, di ozio, tempo riservato alla
spiritualità, al tempo libero e alle lunghe discussioni, a digressioni
improduttive che portano alla scoperta di nuovi percorsi di pensiero. DSF è una
giornata al museo che non finisce mai, dove ogni gesto compiuto, ogni idea
formulata è il risultato di un dato modo di essere nel mondo. Estendendosi
lungo l’intero percorso del museo, dal Foro alla Navata, dalla Galleria 1 alle
Terrazze panoramiche trasformate per la prima volta in una passeggiata
scultorea, e proseguendo fino al Giardino sud, la mostra riunisce quasi 400
opere provenienti dal Museo Nazionale d’Arte Moderna offrendo un’esperienza
immersiva della collezione attraverso capolavori, pezzi rari e scoperte
inaspettate. Queste opere sono messe in dialogo con 40 opere di Maurizio
Cattelan, artista ospite e co-curatore, la cui prospettiva e presenza infondono
nuova vita alla collezione e rivelano le contraddizioni del nostro mondo in
continua evoluzione. Basata sulla trama di un abecedario in omaggio al filosofo
Gilles Deleuze, la mostra offre un viaggio unico nella storia dell’arte, ricco
di libere associazioni e sorprendenti contrappunti. Ogni sezione, intitolata a
una poesia, un film o un romanzo, è un invito a rivisitare le idee legate alla
domenica e a immergersi nel complesso universo di Maurizio Cattelan, che guida
il visitatore. Qui riuniti secondo l’ordine della mostra che non è sempre
alfabetico, testi scritti da Cattelan, inscritti sulle pareti come altrettanti
visioni del mondo o autoritratti, trovano il loro contrappunto in poesie
scritte da donne detenute, a partire dallo stesso abecedario. Queste ultime
sono consultabili in galleria disposte su panche a disposizione dei visitatori.
Ma questa mostra vi appartiene e il secondo contrappunto moltiplicabile all’infinito
è vostro. La vostra vita influenza anche il vostro modo di vedere il mondo e
quindi la vostra appropriazione di ogni opera, ogni sezione, ogni mostra.
Entrate nello spazio e lasciate che i vostri pensieri vaghino in uno spazio
tempo artistico e mentale, senza alcuna gerarchia imposta. A volte ci
ritroviamo a pensare in modo diverso dal previsto perché la certezza è
un’illusione.
1. ARNULF RAINER [1929-2025]
![]() |
| [(c) Giovanni Bai] PENSIERI di BIANCA TOSATTI |
Cari Amici,
Arnulf Rainer è morto il 18 dicembre, per fortuna molto anziano. Mi decido solo adesso a scrivere alcune note sull’amicizia che ci ha unito. Ci incontrammo nel 1974 a Milano, dove Gianfranco Bruno aveva allestito in Palazzo Reale una mostra che rivoluzionò il modo di vedere e considerare l’arte contemporanea, “La ricerca dell’identità”. Sono passati molti anni, io insegnavo ed ero giovane. Da allora ho tenuto ben fermo il riferimento del lavoro di Rainer a un
fondale espressivo originario che metteva in dubbio i tradizionali confini fra
arte acculturata e arte spontanea: incominciai a interrogarmi sulle teorie
dubuffettiane, senza escluderle, ma studiandole con accanimento critico. In seguito, con Rainer vivemmo intensamente una stagione veneziana legata ad una sua mostra monografica che organizzai all’Abbazia di San Gregorio: in quell’anno (1985-86) andavo e venivo da Vienna viaggiando in treno di notte per non perdere neppure un giorno di insegnamento; sperimentavo le enigmatiche sensazioni del trainspotting, come Rainer mi spiegò molti anni dopo, a Helsinki nella splendida stazione di Saarinen. Da tempo sapevo la sua maniacale cupidigia nel raccogliere materiali
prodotti in stato di alterazione della coscienza: libri, scritture, disegni,
dipinti, sculture (per me – diceva – rappresenta un
esercizio più spirituale che non artistico. Ho sempre cercato di spiegare che
questo materiale è molto più importante dell’arte attualmente celebrata che
possiede un vocabolario più limitato e convenzionale…). Sognavo di visitare la sua collezione privata in cui erano comprese le pitture a quattro mani eseguite con gli artisti di Gugging che nel frattempo, grazie a Johann Feilacher, mi diventavano familiari e riuscivo a esporre a Pavia e Genova (Figure dell’anima,1998). Dopo molte vicissitudini personali riuscii finalmente a raggiungere Enzenkirchen, sostenuta dall’aiuto prezioso di Hannelore, gentile ed efficientissima compagna di Rainer. La visita era stata concordata nel 1999, incoraggiata da un progetto di
mostra milanese presso la Fondazione Mazzotta nel 2001 che purtroppo fallì. Ma le ore passate nella bellissima residenza privata di Rainer sul Danubio
mi hanno lasciato profondi segni nell’anima (e una dettagliata schedatura
scrittografica nel mio archivio). Perché le mostre della sua collezione che poi furono finalmente allestite
non parlano di tutte le opere che vidi? Perché nessuno citò Klee, Giacometti, Kupka, Rouault, Dubuffet, Schiele?
Questi autori infatti erano compresi in una ordinatissima cassettiera dove
erano conservate diverse centinaia di fogli, molti dei quali anonimi, altri pressoché
sconosciuti, altri ancora riconducibili ai nomi più noti e celebrati dell’Art
Brut. Solo per citare due esempi: nella bellissima mostra organizzata da Antoine de Galbert nel 2005 a Parigi, a “La maison rouge”, le opere erano state severamente selezionate da Roger Cardinal soltanto su un registro rigorosamente Brut e anche nella mostra che attualmente è in corso a Baden proprio su questo tema (“Arnulf Rainer & Art Brut”), vedo dal catalogo che ho sotto gli occhi che sono pochissime le opere dalla sua originaria collezione, nemmeno quelle che mi prestò per alcune mostre memorabili. Non sono scherzi di memoria, ho verificato: con qualche collezionista amico ricordiamo il complesso articolato della enorme collezione originaria. Allora ripenso alla libertà di intrecciare gli stimoli
che era documentata sui muri del castello: i gesti di Rainer a collegare e
graffiare con il corpo e lo spirito i fogli poveri appesi sulla dormeuse, le
cancellature annodate come grovigli misteriosi di nervi e vene, le linee e le
lettere che appuntano quelle schegge di delirio alle sue baluginanti
ossessioni. Anche allora, prima di Natale, gli mandai la “spongata”, un dolce delle campagne di Parma fatto di frutta secca e miele: lo divorò in pochi morsi, da cannibale. |
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PALAZZO REALE
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SARA ENRICO
GALLERIA D'ARTE MODERNA - GIARDINO DELLA VILLA REALE


VALENTINA BERARDINONE
GALLERIA MILANO SILENT INVASION
to be a mentor, also political, of one's own time
essere un mentore, anche politico, del proprio tempo
Il Sole 24 ORE: Il potere che opprime (sempre)
Fabio Mauri e Carolyn Christov-Bakargiev
(Pagemakers/Fuori Uso, Pescara 1993)
PATRIZIO RASO
OMBRA DI TUTTI CASA DELLA MEMORIA