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MTNZ # 18.2 CATTELAN

 MAURIZIO CATTELAN @ POMPIDOU - METZ

[TXT +  FOTO NICOLETTA MERONI]

Dimanche sans fin Maurizio Cattelan et la Collection du Centre Pompidou - Metz

Non c’è artista che si possa interpretare liberamente come Maurizio Cattelan, anche a partire dalle critiche feroci di superficialità che da molte parti gli sono arrivate. Sono sempre più le mostre che affiancano opere contemporanee a capolavori del passato. Negli ultimi tempi Fata Morgana della Fondazione Trussardi al Museo del Risorgimento, Depero al Bagatti Valsecchi, le varie mostre della Fondazione Furla alla GAM di Milano, Chiharu Shiota al MAO di Torino, eccetera. Difficile per un artista competere o soltanto resistere al confronto, al dialogo, allo scambio con opere siano esse di grandi artisti o solamente opere passate alla storia, opere museali. Maurizio Cattelan sarà al Centre Pompidou di Metz fino al 2027 per celebrare i quindici anni della grande sede espositiva decentrata e per distribuire, un po’ qua un po’ là, la collezione del Pompidou di Parigi che rimarrà chiusa f ino al 2030. Co-curatore con la direttrice del museo Chiara Parisi presenta una mostra che espone quasi quattrocento opere del museo parigino e trentasette dello stesso Cattelan. I temi: la domenica, giorno dedicato allo svago, al riposo e l’alfabeto latino con le sue ventisette lettere. La connessione tra i due temi è straordinaria. Apre a mondi concettuali che si snodano in un percorso che occupa l’intero museo senza seguire però l’ordine alfabetico. Rigore spezzato. Se la si visita di domenica o comunque in vacanza, quando è sempre domenica, non si può non avere la sensazione di vivere una Dimanche sans f in. Traduco a spanne la piccola guida alla mostra: Inaugurata in occasione dei 15 anni del CPM Dimanche sans fin Maurizio Cattelan e la Collection di Centre Pompidou esplora i paradossi sugli interrogativi dell’esistenza. Rivela le contraddizioni che ognuno di noi affronta nel definire se stesso. DSF evoca l’idea di un tempo dilatato, un allungamento a volte gioioso come una passeggiata tranquilla, a volte un po’ cupo come un vagabondaggio senza meta. DSF parla anche di lavoro incessante, di prigionia del pensiero o, al contrario, di ozio, tempo riservato alla spiritualità, al tempo libero e alle lunghe discussioni, a digressioni improduttive che portano alla scoperta di nuovi percorsi di pensiero. DSF è una giornata al museo che non finisce mai, dove ogni gesto compiuto, ogni idea formulata è il risultato di un dato modo di essere nel mondo. Estendendosi lungo l’intero percorso del museo, dal Foro alla Navata, dalla Galleria 1 alle Terrazze panoramiche trasformate per la prima volta in una passeggiata scultorea, e proseguendo fino al Giardino sud, la mostra riunisce quasi 400 opere provenienti dal Museo Nazionale d’Arte Moderna offrendo un’esperienza immersiva della collezione attraverso capolavori, pezzi rari e scoperte inaspettate. Queste opere sono messe in dialogo con 40 opere di Maurizio Cattelan, artista ospite e co-curatore, la cui prospettiva e presenza infondono nuova vita alla collezione e rivelano le contraddizioni del nostro mondo in continua evoluzione. Basata sulla trama di un abecedario in omaggio al filosofo Gilles Deleuze, la mostra offre un viaggio unico nella storia dell’arte, ricco di libere associazioni e sorprendenti contrappunti. Ogni sezione, intitolata a una poesia, un film o un romanzo, è un invito a rivisitare le idee legate alla domenica e a immergersi nel complesso universo di Maurizio Cattelan, che guida il visitatore. Qui riuniti secondo l’ordine della mostra che non è sempre alfabetico, testi scritti da Cattelan, inscritti sulle pareti come altrettanti visioni del mondo o autoritratti, trovano il loro contrappunto in poesie scritte da donne detenute, a partire dallo stesso abecedario. Queste ultime sono consultabili in galleria disposte su panche a disposizione dei visitatori. Ma questa mostra vi appartiene e il secondo contrappunto moltiplicabile all’infinito è vostro. La vostra vita influenza anche il vostro modo di vedere il mondo e quindi la vostra appropriazione di ogni opera, ogni sezione, ogni mostra. Entrate nello spazio e lasciate che i vostri pensieri vaghino in uno spazio tempo artistico e mentale, senza alcuna gerarchia imposta. A volte ci ritroviamo a pensare in modo diverso dal previsto perché la certezza è un’illusione.