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MTNZ # 18.4.1 BIENNALE 2026

[Cronache della Biennale a cura di Giovanni Bai e Carolina Gozzini]

Milano, 18 aprile 2026

La Biennale Arte 2026 sarà inaugurata sabato 9 maggio 2026, con pre-apertura il 6, 7 e 8 maggio. La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, intitolata In Minor Keys, si svolgerà secondo il progetto di Koyo Kouoh, la curatrice camerunense-elvetica scomparsa il 10 maggio 2025, realizzato dal suo team curatoriale. L’evento si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026, con le giornate di pre-apertura riservate alla stampa e agli addetti ai lavori il 6, 7 e 8

Scrive Arianna Di Genova su Alias de Il Manifesto del 18 aprile: "Venezia.Scosse in laguna: la 61/a Esposizione internazionale d’arte di Venezia inaugurerà al pubblico il 9 maggio (per chiudersi il 22 novembre) ma in realtà si è già «aperta» da mesi, monopolizzando la scena pubblica con un caos politico senza precedenti". Della Biennale si sa già tutto da mesi, ma riteniamo fondamentale essere a quella che si chiama pre-apertura, la vernice di una volta, non certo per dare la notizia in anteprima, ma perché è il momento di incontro tra critici e giornalisti con artisti e curatori. Da cinquant'anni a oggi ho incontrato quasi in privato Emilio Vedova, Joseph Beuys, Nam June Paik, Yoko Ono, Harald Szeemann, Germano Celant e tanti altri che altrimenti resterebbero dei nomi e dei sogni. Nel 2026, in tono minore, Emilia Kabakov e Chiara Camoni. E Anish Kapoor (che non è in Biennale... vabbé).

Milano, 30 aprile 2026

Biennale Arte 2026 | Le dimissioni della Giuria internazionale della Biennale Arte 2026  La Biennale di Venezia comunica che in data odierna sono pervenute le dimissioni della Giuria internazionale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte, In Minor Keys di Koyo Kouoh (9 maggio – 22 novembre 2026), composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi.

Biennale Arte 2026 | Istituiti due Leoni dei Visitatori per la Biennale Arte 2026

Rivoluzione alla Biennale: lascia la Giuria, anche Russia e Israele per i premi - Notizie - Ansa.it

                                 

C'era una volta la Biennale, anzi c'è ancora e ancora ci sarà: già la morte della curatrice aveva dato un tono di incertezza alla manifestazione, quindi la situazione internazionale e la totale inettitudine del Ministro della Cultura fanno sì che nulla sia più come prima e non si sappia bene che cosa aspettarsi...

Milano, 3 maggio 2026 

I Leoni d'Oro dei Visitatori della Biennale di Venezia. Dubbi e critiche | Artribune  (Ci sembra un ragionevole dubbio), comunque solo il 10 maggio la Biennale comunicherà le modalità dell'assegnazione dei premi: https://www.labiennale.org/it/news/modalit%C3%A0-di-voto-i-leoni-dei-visitatori 
https://www.ilsole24ore.com/art/biennale-arte-artisti-respingono-giuria-popolare-AIJZ641C                                                                       

Venezia, 5 maggio 2026

Il treno arriva a Venezia alle 12.03. Una mail mi informa che apre l'anteprima del Padiglione della Santa Sede, al  Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, proprio accanto alla stazione. Nei giorni seguenti code di ore, comincia a piovere ma ce la godiamo lo stesso. Il progetto L’orecchio è l’occhio dell’anima presenta opere sonore di venti tra artisti e musicisti, tra cui Brian Eno, Patti Smith, Terry Riley e Meredith Monk: il luogo del silenzio propone l’ascolto come forma di contemplazione. 

A seguire visita alle mostre di Cragg, Kabakov e Kapoor: vedi su MUSEO TEO NET ZINE: MTNZ # 18.4.2 VENEZIA

Venezia, 6 maggio 2026

Il meteo non è favorevole, l'ARSENALE è sicuramente meglio. La coda è impressionante, si snoda fino al bacino di San Marco, quante ore non si sa. All'ingresso dal Ponte dei Pensieri invece non c'è coda. Solo da camminare un po'. Intanto ci vediamo il padiglione di CUBA, con la bella mostra Hombres Libres di Roberto Diago Durruthy 


e quello della  
CATALONIA che presenta il progetto Paper Tears di Claudia Pagès Rabal, un'installazione di luce, suono, immagine in cui l'elemento centrale è un archivio di filigrane. 

In Arsenale la protesta contro il Padiglione di Israele

  

Intanto ai Giardini la contestazione al Padiglione Russo delle PUSSY RIOT DISOBEY (Official Music Video) https://www.youtube.com/watch?v=Cxl52-1LW_k

Non possiamo tralasciare il Padiglione dell'ITALIA Con te con tutto di Chiara Camoni. La mostra si articola in due parti, la prima composta da ventiquattro sculture in terracotta (ma non solo) a scala umana, mentre nella seconda sezione Dialoghi la struttura è più articolata  e si avvale della collaborazione di altri artisti come Alice Rohrwacher, Lucia Leuci e Alessandra Spranzi, cui si aggiungono opere di Melotti, Merz, Arturo Martini e altri, oltre a reperti archeologici.



Delle opere più significative ne parliamo più avanti, intanto una passeggiata per le Corderie...






Venezia,7 maggio 2026

Ai Giardini segnaliamo i padiglioni di 

                          SPAGNA                                        BRASILE

       
                                  COREA                               POLONIA

Più avanti entriamo nel merito dei lavori più significativi, ma dobbiamo subito ricordare i fantastici collage di seta di Billie Zangewa

e poi continuiamo un giro per il Padiglione centrale


8, 9, 10 maggio  per la visita alle mostre veneziane vedi 
MUSEO TEO NET ZINE 
https://mt-nz.blogspot.com/p/mtnz-1842-venezia.html 

Domenica 10 ritorno ai Giardini, dove è ancora impossibile vedere il Padiglione dell'Austria

Ma recuperiamo quelli non visti

                                                     GERMANIA

                  
                                              Canada

                                     SVIZZERA


Milano, 14 maggio 2026

Mandiamo in stampa MUSEO TEO ARTFANZINE # 49 IL MUSEO DEI PROGETTI






La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, intitolata In Minor Keys, si svolge secondo il progetto di Koyo Kouoh, la curatrice scomparsa il 10 maggio 2025, realizzato dal suo team curatoriale, con le giornate di pre-apertura riservate alla stampa e agli addetti ai lavori il 6, 7 e 8 maggio 2026. Museo Teo recensirà puntualmente l'evento con la consueta oggettività su mt-nz.blogspot.com. Qui ci limitiamo a puntualizzare e sotto lineare alcuni aspetti fondamentali del progetto e della mostra di Koyo Kouoh, cui vogliamo rendere omaggio.

C’era una volta la Biennale di Venezia e speriamo continui ad esserci. Leggiamo sul Manifesto: “Oggi la Biennale apre al pubblico, sperando di non doversi scusare di esistere”. No, non si deve scusare, perché abbiamo visto una mostra di notevole spessore e con opere di grande impatto.
E questo grazie ai collaboratori di Koyo Kouoh, che hanno saputo farci recepire le tonalità inascoltate, recuperare le radici smarrite e la capacità di creare meraviglia senza scadere nel folklore al limi te del cattivo gusto che traspariva nella Biennale di Pedrosa. E, soprattutto, nonostante la totale inadeguatezza manifestata dal ministro della cultura e dai suoi collaboratori, responsabili del le dimissioni della giuria - e già responsabili anche della tragica esperienza del Teatro La Fenice - e le ripercussioni della situazione politica internazionale, con le conseguenti polemiche spesso strumentali che hanno sposta to l’attenzione sulla presenza dei padiglioni russo e israeliano o sulle manifestazioni dentro e fuori la Biennale. Non possiamo astenerci dal parlarne, ma voglia mo soprattutto parlare delle bel le cose che abbiamo visto.


                                                                                                         


LA FINE DEL MONDO. Un cubo di quattro centimetri che contiene cobalto, terre rare, rame, stagno, nichel, litio, manganese, coltan, germanio e platino disposto in una teca in un grande spazio rosso: Alfredo Jaar ci parla della drammatica situazione geopolitica del pianeta con The End of the World, un’opera poetica ed emozionante. Come lo è la installazione di Theo Eshetu The Garden of the Broken Hearted, una pianta di ulivo come momento di speranza di fronte all’incertezza. Il riciclo e l’assemblaggio di materiali di recupero è pratica di molti artisti: Daniel Lind-Ramos che assembla personaggi di grandi dimensioni come Guardaverde e Centine las de la luna nueva che vegliano sulla sua natia Porto Rico. 


Mohammed Joha, nato a Gaza, realizza collages astratti con materiali di scarto – carta, cartone, tessuto – che riproducono i paesaggi di una terra come la Palestina continuamente alle prese con distruzioni e ricostruzioni, “testimonianza della resilienza creativa di una popolazione lasciata a morire mentre i potenti stanno a guardare con indifferenza” (Rasha Salti). 


Nell’installazione The Council of the Mother Spirits of the Animals le sculture zoomorfe in ceramica di Celia Vásquez Yui affrontano in modo diretto il pubblico: ogni specie - dotata di uno spirito madre – comunica infatti con le altre. Ma l’opera è anche parte della lotta del popolo Shipibo per la sovranità come nazione indigena. 

Carrie Schneider, invece, “utilizza tecniche di fotografia analogica per analizzare i format dei media e le rappresentazioni spesso sessiste che essi producono e veicolano” (Sara Lookofsky) grazie a una macchina fotografica delle dimensioni di una stanza, stampando su di una bobina di carta fotografica lunga un chilometro.

Tra i padiglioni nazionali segnaliamo quello del GIAPPONE con il progetto Grass Babies, Moon Babies (Bambini d’erba, Bambini della luna) di Ei Arakawa-Nash che nasce dalla sua esperienza come artista e genitore queer, e si articola nella pratica di cura parentale di duecento bambole.



Il padiglione dell’INDIA, invece, Geographies of Distance: Remembering Home (Alwar Balasubramaniam, Sumakshi Singh, Ranjani Shettar, Asim Waqif, Skarma Sonam Tashi) è una riflessione sulla crescita senza limite della città anche attraverso l’uso di materiali come argilla, bambù, cartapesta e il filo per ricostruire con un ricamo la memoria di una casa demolita. 

E non si può concludere che con il Padiglione della Santa Sede nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi. Il progetto L’orecchio è l’occhio dell’anima presenta opere sonore di una rete di venti tra artisti  tra cui Brian Eno, Patti Smith e Meredith Monk, coordinati dal Soundwalk Collective: il luogo del silenzio propone l’ascolto come forma di contemplazione.


La Biennale degli altri

ART REVIEW  The 2026 Venice Biennale Is Quintessential Biennial Art 


Venice Biennale 2026 Highlights; Arsenale & Giardini
https://artreview.com/venice-biennale-2026-national-pavilion-highlights/?mc_cid=34d3d800d2&mc_eid=d276293006

Il Manifesto, 15 maggio 

La Storia tra terra e cielo

https://ilmanifesto.it/la-storia-tra-terra-e-cielo?_sc=NTc5MTYxNyMyMTk2MzU%3D
"LA MOSTRA, testamento intellettuale e mistico della curatrice svizzera originaria del Camerun, è stata interpretata con malinconia ma con grande energia dal suo team (Rory Tsapayi, Siddharta Mitter, Marie Helene Pereira, Gabe Beckhurst Feijoo e Rasha Salty), il quale ha dovuto affrontare un’edizione difficilissima che, al di fuori degli spazi espositivi, ha visto il tradimento del principio fondante indicato da Kouoh. Quell’ascolto e l’incontro più volte ribadito (con l’altro da sé, la natura, la materia da plasmare per fare «mondi», i propri sensi) è stato sovrastato dall’assordante stridìo delle fanfare di guerra. Un’edizione, oltretutto, «orfana» anche della propria giuria, senza una inaugurazione ufficiale con le autorità governative né i Leoni assegnati (se non alla fine, con un contest fra visitatori e visitatrici, che certo vanifica carriere e studi, trasformando l’arte in un fenomeno di costume)".


LE ALTRE MOSTRE A VENEZIA