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MTNZ # 18.8 KLAUS

    KLAUS GULDBRANDSEN (1951-2026)

[Ph: Chiara Corio]

                                         

“Quando c’era Klaus mi veniva il buonumore.”  Così ricorda Carolina Gozzini un caro amico e un grandissimo fotografo: non era solo una questione personale, perché era genialmente ironico e surreale nelle battute come nelle fotografie.

Era fotografo, ma anche un bravissimo disegnatore, come dimostra questa tavola, più o meno del 1970.

                                  

Certo, mi legano a Klaus sessant’anni di condivisioni, vacanze, viaggi, ma è sul versante dell’arte che mi vorrei soffermare. Non solo ha partecipato a Sansistosei, la prima mostra di Museo Teo 

e partecipato ai suoi più importanti progetti, soprattutto negli ultimi quindici anni, ma piace ricordare la sua militanza nella brigata Poder Popular negli anni settanta, 


la mostra La documentazione differente (Out-Off, Milano,1979), 

che abbia sempre documentato anche tutte le mie mostre e sia stato di fatto il mio ritrattista ufficiale. Perché anche il ritratto, oltre alla fotografia scientifica e naturalistica era una delle sue specialità.

 

Ricopio il testo che avevo scritto per Il Piccolo Hansaldo e ripreso dalla rivista Italiaimballaggio, che mi sembra dicesse già tutto tutto su di lui: “Desidero ringraziare tutti i soggetti ritratti per la disponibilità e la pazienza che mi hanno sempre dimostrato durante le riprese” scrive Klaus nel suo volume Lisegrøn (vegetabilia): i soggetti ritratti sono – come si evince dal titolo – alberi, foglie, ambienti naturali. L’ironia è infatti un tratto costante che caratterizza il suo lavoro, si tratti di reportage o ritratti, ma riesce persino a farlo nella fotografia scientifica, laddove la creatività sembrerebbe impossibile, come in Prove di resistenza.  Ma creatività in fotografia è soprattutto saper cogliere l’istante, è la luce, la composizione: lo sguardo, in una parola. Tecnica impeccabile, amore della natura e capacità di cogliere l’attimo sono elementi fondamentali delle opere di Guldbrandsen, che gli permettono di evidenziare l’essenza delle cose, ma anche delle persone, si tratti del ritratto di Rita Levi Montalcini piuttosto che di un gruppo famigliare: dallo sguardo allo sguardo. (G.B)



    

                                        


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