FABRIZIO PLESSI
Se n’è andato anche Fabrizio Plessi (1940-2026), ricordato come uno dei pionieri della videoarte in Italia, ma anche come artista che ha messo l’acqua al centro della sua ricerca, avendo come base la sua città di adozione Venezia.
Abituata ad avere a che fare con artisti e opere di ogni genere, Grazia Chiesa ci scherzava, ma era davvero un po’ scandalizzata. Chissà cosa avrebbe detto di Vulva o carpaccio? che Mario Tedeschi avrebbe realizzato, molti anni dopo, per Museo Teo.
L’ultimo vero incontro fu alla Biennale del 2020, al Padiglione Venezia. Per l’occasione avevo scritto un piccolo racconto, ancora inedito: NEGRONI
Vernissage esclusivo a Venezia. Per fortuna il sindaco se n’è andato, dopo aver ripiegato e messo in tasca la sciarpa tricolore insieme alla mascherina; purtroppo lo strafalcione che ero sicuro di ricordare l’ho dimenticato. Saluto Fabrizio Plessi e mentre parliamo, ricordando i bei tempi milanesi, una signora – per cui sono invisibile o forse ben visibile, ma… – si rivolge al Maestro, che ben presto si dimentica di me. Bene, posso mettermi in fila per lo Spritz. Mascherina fino all’ultimo, cerco di mantenere la distanza prescritta, che evidente a due altri simpatici ospiti sembra un buco da riempire subito. Vabbè… Non siamo in moltissimi, ma c’è sempre qualcuno che chiede all’amico in fila di ordinare anche per lui. La signora davanti a me chiede al figlio, alle mie spalle, se voglia qualcosa. Un Negroni dice lui. Lei si allontana dicendo al figlio di ritirare lui i due Negroni che ha ordinato. Ma è già il secondo, mamma… Non ti preoccupare, l’ho ordinato per tuo padre, lo vuole sicuramente…
Non se Fabrizio abbia preso un
o Spritz o un Negroni…
Mi piace ricordare il commento su FaceBook di Giuseppe Bordonaro: "Dove sono gli anni 70 a Milano, le mostre, gli incontri con gli artisti, le inaugurazioni, i dibattiti di Milano 80 al Palazzo Reale. E le cene a casa di Fabrizio Plessi, Christina Kubisch…"
A questo proposito ricordo la performance/installazione di Plessi e Kubisch allo Studio Marconi del 1976, cui dedicai una mia opera.
[copyright Giovanna Dal Magro]





